Dopo la conclusione di Più Libri Più Liberi, ecco la lettera che la presidente ADEI Della Passarelli ha inviato all’attenzione di Annamaria Malato, Presidente PLPL, Innocenzo Cipolletta, Presidente AIE, e Fabio Del Giudice, Direttore AIE.
Cara, cari
ho letto il comunicato di chiusura AIE sulla fiera che si dichiara soddisfatta di come è andata questa ultima edizione di PLPL, così come ho seguito, anche da espositrice, il dibattito acceso sulla presenza di una casa editrice che pubblica evidentemente testi che inneggiano alla ideologia fascista.
Scrivo per sottolineare due cose, che ritengo importanti per il presente e per il lavoro di editori ed editrici indipendenti.
La prima è che sarebbe bastato dare uno sguardo veloce al catalogo della casa editrice in questione, per valutare l’opportunità di accoglierla. Tenendo a mente i limiti dichiarati dalla nostra Costituzione. Pur consapevole che non si possano fare le pulci agli editori presenti in fiera, è pur vero che si chiede di firmare un regolamento e quindi su quegli editori meno conosciuti, un’occhiata la si dovrebbe dare.
Soprattutto in questo momento storico.
Perché il passaggio dal richiedere che vengano rispettati i LIMITI che la Costituzione enuncia dall’articolo 1, vengano considerati regole condivise e non trasformati in censura.
Perché se il libero pensiero è stato fortemente voluto da chi è morto per esprimere (e fare esprimere) pensieri diversi dal regime fascista, non sia trasformato in pensiero dominante, che strizza l’occhio a chi è stanco, a chi ritiene che le istituzioni non abbiano valore, e che siano piene di incompetenti. Cosa possibile certo, noi umani siamo drammaticamente imperfetti, ma non è legge di natura.
Detto questo noi che ci occupiamo di libri e di cultura e quindi di crescita di pensiero critico, dobbiamo lavorare fianco a fianco per contrastare l’impoverimento di espressioni, di linguaggio, di idee, di formazione, di immaginazione. “Il coraggio di sognare in grande” scriveva Gianni Rodari.
Ma c’è un’altra questione che riguarda questa fiera a noi tanto cara.
Da tempo assistiamo ad un programma fatto dai grandi nomi dell’editoria, che spesso non sono autori di case editrici indipendenti. In questo modo si “fa cassa” ci siamo sentiti dire. Comprensibilissimo.
Ma forse – e lo dico da presidente della associazione di case editrici indipendenti – forse dobbiamo trovare soluzioni su come “fare cassa” diversamente.
Quest’anno poi avevamo anche un albero di Natale ricco di storie di sport: molti degli editori erano Mondadori, Rizzoli, Giunti.
Case editrici che legittimamente posseggono tutta la filiera editoriale, partendo dalle case editrici passando per promozione e distribuzione e arrivando alle librerie, che non hanno certo bisogno di visibilità. Visibilità che forse, quella sì, fa infuriare librai e libraie che probabilmente sotto Natale vendono i libri dei grandi nomi e che difficilmente – se sono indipendenti – riescono altrimenti a sopravvivere.
L’Associazione degli Editori Indipendenti da tempo sta lavorando per nutrire – con azioni e studi – politiche strutturate, che possano sostenere la ricerca, il lavoro delle tante case editrici che non appartengono e non possiedono altri elementi della catena se non quella della loro impresa editoriale. Che magari fanno meno (molti meno!) titoli ma li curano e li seguono. E che possono essere visti e scelti da chi li deve diffondere, librerie, biblioteche, solo se sono visti. E certamente in base alla qualità, al valore a all’interesse delle loro proposte, senza poter e forse voler contare su campagne marketing mirate e potenti.
Se AIE vuole davvero porsi come Associazione che accoglie tutti, e lavora per tutti forse una riflessione approfondita serve.
Un caro saluto
Ida Antonella (Della) Passarelli
Presidente ADEI